Storie di accoglienza

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L’educatore e la progettualità: la testimonianza di Roberta

Educare significa progettare: costruire un percorso reale, fatto di relazioni, bisogni e obiettivi.

Roberta

Mi chiamo Roberta e da circa due anni sono educatrice professionale in una delle case famiglia di MetaCometa, dedicate all’accoglienza di nuclei monoparentali fragili inviati dai servizi sociali. Ho imparato quanto sia fondamentale la progettualità educativa e quanto conti la capacità di adattarsi alle situazioni che emergono quotidianamente.

In ogni ambito educativo la progettualità è essenziale. Non si tratta solo di redigere un documento, ma di costruire un percorso reale, fatto di relazioni, bisogni e obiettivi. Ogni bambino, ragazzo o genitore porta con sé un bagaglio personale che va compreso e accolto.

Il ruolo dell’educatore non si esaurisce nel rapporto diretto con l’utente: è fondamentale operare in una rete educativa composta da colleghi, assistenti sociali, scuole, istituzioni sanitarie. Nel nostro lavoro usiamo il PEI – Piano Educativo Individualizzato per definire obiettivi personalizzati.

Tutto ruota attorno al senso di familiarità e accoglienza, il carisma di MetaCometa. Per molti minori che provengono da contesti di fragilità, la casa famiglia è un’opportunità per riscoprire il valore delle relazioni, della condivisione e del sentirsi parte di una comunità.


Ogni storia comincia da una famiglia che dice sì.

Forse la prossima è la tua. Parliamone con calma, senza impegno: ti raccontiamo come funziona l’affido e cosa serve davvero.

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