Come nasce questo libro

La storia dietro un classico senza tempo
Da un corso serale a un fenomeno globale
Dale Carnegie si trovò di fronte a un problema semplice: non riusciva a trovare un libro
pratico sulle relazioni umane. Niente di utile per chi voleva imparare davvero a comunicare, a
persuadere, a farsi degli amici. Così decise di scriverlo lui.
Siamo negli anni ’30. Carnegie stava già tenendo corsi serali a New York su come parlare in
pubblico e come trattare le persone. Durante quel lavoro raccoglieva storie, conduceva interviste,
sperimentava tecniche sul campo. Il libro nacque da quella esperienza viva — non da teorie
astratte.
Il risultato fu un successo clamoroso. Pubblicato nel 1937, “Come trattare gli altri e farseli
Amici” vendette milioni di copie in tutto il mondo e continua a farlo ancora oggi. La ragione è
semplice: i principi che Carnegie descrive non invecchiano. Sono fondati su una verità profonda
— che le persone vogliono sentirsi importanti, capite e rispettate — e questa verità vale nel
1937 esattamente come vale oggi.
Il libro è diviso in quattro parti. Nella prima, Carnegie spiega come non farsi nemici. Nella
seconda, come farsi volere bene. Nella terza, come convincere gli altri senza litigare. Nella
quarta, come essere un buon leader. Ogni capitolo ruota attorno a un principio pratico, illustrato con
storie reali di presidenti, imprenditori, militari e persone comuni.

PARTE PRIMA — TECNICHE FONDAMENTALI PER TRATTARE CON LA GENTE

Capitolo 1

“Se vuoi il miele, non tirar calci all’alveare”
Non criticare, non condannare, non lamentarsi
Carnegie apre con una storia forte: “Two Guns” Crowley, uno dei criminali più pericolosi della
storia di New York, circondato da 150 poliziotti, con le spalle al muro — eppure convinto di
essere nel giusto. Aveva scritto una lettera mentre era assediato: “Sotto questi miei panni batte un
cuore stanco ma gentile.” Un assassino che si vedeva come una vittima.
Il punto è questo: le persone, quasi senza eccezione, non si considerano nel torto. Anche Al
Capone si giustificava. Anche i più grandi criminali si raccontano una storia in cui sono gli eroi.
Se anche loro non si sentono in colpa, perché dovresti aspettarti che le persone normali
reagiscano bene alle tue critiche?
La critica non funziona. Mette le persone sulla difensiva, ferisce l’orgoglio, genera risentimento.
E il risentimento non cambia mai i comportamenti — li irrigidisce. Lincoln, uno degli uomini più
saggi della storia, ci aveva capito qualcosa: scrisse lettere durissime ai suoi generali nei momenti
di rabbia, ma poi non le spediva mai. Sapeva che criticare non serviva a niente.
Carnegie non dice di ignorare i problemi. Dice che invece di criticare, bisogna capire. Capire
perché le persone si comportano in un certo modo. Mettersi nei loro panni. Quella
comprensione vale infinitamente di più di qualsiasi rimprovero.
✦ Principio 1 — Non criticare, non condannare, non recriminare. ✦
Capitolo 2
Il grande segreto per trattare con la gente
Dai agli altri quello di cui hanno più bisogno: sentirsi importanti
Esiste un solo modo per far fare a qualcuno quello che vuoi: farglielo volere. Non si può
costringere le persone a essere entusiaste, leali, collaborative. Si possono solo creare le
condizioni perché lo vogliano diventare.
E qual è il desiderio più profondo di ogni essere umano? Carnegie, ispirandosi a John Dewey e
Sigmund Freud, risponde con chiarezza: sentirsi importanti. Non è vanità. È un bisogno reale,
profondo, universale. Il bambino che vuole essere visto dai genitori, il dipendente che vuole che il
suo lavoro venga riconosciuto, il cliente che vuole sentirsi capito — tutti cercano la stessa
cosa.
La differenza tra adulazione e apprezzamento sincero? L’adulazione è vuota, interessata,
falsa. L’apprezzamento viene dal cuore: noti davvero qualcosa di bello in una persona e glielo dici.
Charles Schwab era pagato un milione di dollari l’anno da Andrew Carnegie (non parente di Dale)
per questa ragione: sapeva far sentire le persone importanti. Non era il miglior tecnico
d’acciaio del mondo, ma era bravissimo a valorizzare le persone intorno a lui.
Il consiglio pratico è semplice ma richiede attenzione: smettila di pensare a te stesso e inizia
a pensare alle qualità reali degli altri. Poi dillo. Apertamente, sinceramente.
✦ Principio 2 — Apprezzate sinceramente e con generosità. ✦
Capitolo 3
Chi mi seguirà avrà il mondo dalla sua
Parla di quello che vogliono gli altri, non di quello che vuoi tu
Carnegie usa un’immagine semplice ma potente: quando va a pesca mette i lombrichi
sull’amo, non le fragole con la panna. Lui le fragole le ama, ma i pesci no. Allora perché, nelle
relazioni umane, continuiamo a parlare di quello che vogliamo noi invece di pensare a quello che
vogliono gli altri?
Il principio è fondamentale: se vuoi convincere qualcuno, devi parlare il suo linguaggio, non il
tuo. Devi capire cosa desidera, cosa teme, cosa lo motiva — e poi mostrare come quello che
proponi sia allineato con tutto ciò.
Esempio classico: un padre che cerca di convincere il figlio a non fumare. Potrebbe dirgli “fa
male alla salute” (punto di vista del padre). Oppure potrebbe scoprire che il ragazzo vuole
diventare un bravo atleta e dirgli “fumare ti taglia il fiato e ti frena nella corsa” (punto di vista del
figlio). Stessa informazione, risultati completamente diversi.
Carnegie porta l’esempio di un agente immobiliare che aveva perso una vendita parlando
troppo del prezzo e poco della vita che il cliente avrebbe avuto in quella casa. O di un
imprenditore che aveva convinto un gigante del settore a fare affari con lui non parlando dei propri
bisogni, ma di come il suo servizio avrebbe risolto i problemi del gigante.
La regola è sempre la stessa: prima di aprire bocca, chiediti — cosa vuole questa persona?
Da lì parte ogni conversazione efficace.
✦ Principio 3 — Suscitate negli altri un desiderio ardente. ✦
PARTE SECONDA — SEI MODI PER FARSI BENVOLERE
Capitolo 1
Come essere bene accolti ovunque
L’interesse genuino per gli altri è la base di tutto
Carnegie apre questa sezione con un esempio inaspettato: il cane. Il cane è l’unico animale
che non lavora per vivere. La gallina fa le uova, la mucca il latte. Il cane? Dà amore. E
scodinzola, e salta, e ti fa sentire la persona più importante del mondo — senza secondi fini.
Il punto non è ovviamente imitare un cane. Il punto è che quell’interesse genuino, quel
piacere reale nel vedere l’altro, è il segreto per farsi volere bene. Le persone sentono
immediatamente se qualcuno è davvero interessato a loro o se sta solo fingendo per ottenere
qualcosa.
Theodore Roosevelt era amato da tutti i suoi collaboratori — dai cuochi alle guardie del
corpo — perché ricordava i loro nomi, chiedeva delle loro famiglie, si informava sui loro
interessi. Non era una strategia: era una caratteristica genuina del suo carattere. E la gente lo
percepiva.
Il consiglio pratico: mostra interesse reale per le persone che incontri. Non finto. Reale. Fai
domande sincere. Ricorda i dettagli delle loro vite. Interessa all’essere umano che hai davanti,
non alla funzione che svolge per te.
✦ Principio 1 — Interessatevi sinceramente agli altri. ✦
Capitolo 2
Un modo semplice per fare subito buona impressione
Il sorriso costa zero e vale tutto
Uno dei capitoli più brevi ma più potenti del libro. Carnegie racconta di una signora che
aveva speso una fortuna in pellicce e gioielli per fare colpo a una cena — ma aveva
un’espressione dura, chiusa, amareggiata. Nessuno la avvicinava.
L’espressione del viso comunica molto di più degli abiti che indossi. Un sorriso autentico dice
all’altro: ti vedo, mi fai piacere, sono contento di essere qui con te. È il segnale di apertura più
universale che esista.
Carnegie fa una distinzione importante: deve essere un sorriso genuino, non plastico. Un
sorriso che nasce da dentro, da un pensiero positivo, da un’emozione reale. Funziona anche quando
sei solo: se sorridi mentre rispondi al telefono, la persona dall’altra parte lo sente nella voce.
Il principio è semplice: le emozioni si leggono sul viso. E le persone vogliono stare vicino a
chi li fa sentire bene. Un sorriso è il modo più economico e immediato per dire “sono dalla tua
parte.”
✦ Principio 2 — Sorridete. ✦
Capitolo 3
Se non seguite questo consiglio, avrete dei problemi
Il nome di una persona è la parola più dolce che esista
Jim Farley, un politico americano di origini umili, diventò una delle personalità più influenti del
suo tempo. Il suo segreto? Ricordava il nome di decine di migliaia di persone. Quando
incontrava qualcuno, annotava mentalmente ogni dettaglio — nome, famiglia, lavoro, interessi
— e quando lo reincontrava mesi dopo, era in grado di chiamarlo per nome e chiedergli della
moglie.
Carnegie cita anche Napoleon Hill e Andrew Carnegie (sempre il magnate, non il nostro
autore): entrambi avevano capito che le persone danno valore enorme al fatto di essere
ricordate per nome.
Perché? Perché il nome è l’identità. Quando qualcuno ricorda il tuo nome, ti dice: esisti per me. Sei abbastanza importante da essere ricordato. Quando lo dimentica, il messaggio
implicito è l’opposto.
Il consiglio pratico: quando incontri qualcuno, ripeti il suo nome durante la conversazione.
Scrivilo se devi. Fai uno sforzo reale per ricordarlo. Questo semplice gesto crea un legame che va
ben oltre le parole.
✦ Principio 3 — Ricordate che per ogni individuo il suo nome è il suono più dolce e più
importante. ✦
Capitolo 4
Un modo facile per diventare buoni conversatori
Ascoltare è più potente che parlare
Carnegie racconta di una cena in cui si ritrovò a parlare per ore con un botanico famoso. Alla
fine della serata, il botanico disse ai padroni di casa che Carnegie era uno degli interlocutori più
brillanti che avesse mai incontrato. Eppure Carnegie non aveva quasi detto nulla — aveva solo
ascoltato, con genuino interesse, tutto quello che il botanico aveva da dire sulle sue piante.
La lezione è potente: le persone non vogliono un conversatore brillante. Vogliono qualcuno
che le ascolti. Chi sa ascoltare è percepito come intelligente, interessante, piacevole — anche
se non apre quasi bocca.
Il problema è che la maggior parte di noi è troppo presa da quello che vuole dire per stare
davvero ad ascoltare. Appena l’altro finisce una frase, stiamo già pensando a cosa rispondere.
Non ascoltiamo: aspettiamo il turno per parlare.
Carnegie ricorda anche che molti reclami aziendali vengono risolti semplicemente lasciando che
il cliente si sfoghi. Non perché l’azienda abbia cambiato nulla — ma perché la persona
voleva essere ascoltata. Un buon ascoltatore è già, di per sé, una soluzione a molti problemi.
✦ Principio 4 — Siate un buon ascoltatore. Incoraggiate gli altri a parlare di sé stessi.

Capitolo 5
Come suscitare l’interesse della gente
Parla di quello che importa all’altro, non a te
Theodore Roosevelt passava la notte prima di ogni incontro importante a studiare gli interessi
del suo ospite. Se riceveva un cowboy, leggeva di allevamento. Se riceveva un diplomatico, si
informava sulla sua nazione. Risultato: tutti si sentivano completamente a loro agio con lui,
come se parlasse la loro stessa lingua.
Il principio è ovvio ma rarissimo: le persone si aprono quando parliamo di quello che le
appassiona. Tutti abbiamo qualcosa che ci fa brillare gli occhi. Trovare quel qualcosa nell’altro e
parlargliene è il modo più rapido per creare un legame autentico.
Questo non significa fingere interesse per cose che non ti interessano. Significa essere
curiosi abbastanza da trovare quello che c’è di interessante in ogni persona — e quasi sempre c’è
qualcosa.
✦ Principio 5 — Parlate di quello che interessa all’altro. ✦
Capitolo 6
Come riuscire subito simpatici alla gente
Fai sentire l’altro importante — e fallo davvero
Carnegie era in coda all’ufficio postale. L’impiegato era chiaramente annoiato, stanco,
esaurito da anni di lavoro ripetitivo. Carnegie decise di trovare qualcosa di sincero da dirgli — notò
che aveva dei capelli belli fuori dal comune, e glielo disse. L’impiegato si illuminò. Un
semplice riconoscimento aveva cambiato quella piccola interazione.
Ralph Waldo Emerson disse: “Ogni uomo che incontro mi è superiore in qualcosa, e da lui
posso imparare.” È una visione del mondo che rende automaticamente le persone interessanti.
Chi riesce a vederle così trasmette un rispetto reale — e le persone lo sentono.
Il principio di fondo è: tratta ogni persona come se fosse importante. Perché per lei, lo è. Il
portinaio che saluti per nome ogni mattina, il cameriere a cui chiedi come sta davvero, il collega
a cui fai i complimenti per il lavoro ben fatto — tutte queste piccole cose costruiscono relazioni
solide, basate su rispetto reciproco.
La regola d’oro di Carnegie qui è anche una regola aurea della vita: “Comportati con gli altri come
vorresti che gli altri si comportassero con te.”
✦ Principio 6 — Fate sentire l’altro importante, e fatelo sinceramente. ✦
PARTE TERZA — COME CONVINCERE IL PROSSIMO A CONDIVIDERE LE VOSTRE OPINIONI
Capitolo 1
Impossibile avere la meglio discutendo
Chi vince una discussione, la perde comunque
Carnegie si trovò una sera a Londra a un banchetto. Un vicino di tavolo citò qualcosa
attribuendola alla Bibbia. Carnegie sapeva con certezza che veniva da Shakespeare. Intervenne
a correggerlo. La persona si impuntò. Litigarono. Poi Carnegie chiese all’opinione di un amico
esperto di Shakespeare: aveva ragione Carnegie.
Ma il suo amico, dopo la cena, lo prese da parte e gli disse: “Dale, tu hai dimostrato di avere
ragione. Ma hai fatto una brutta figura. Hai fatto sentire il tuo vicino in imbarazzo. Nessuno si
diverte a essere contraddetto in pubblico.”
Ecco il problema con le discussioni: anche quando le vinci, le perdi. Perché l’altra persona
cede solo con la testa, mai con il cuore. Dentro rimane convinta, e spesso anche offesa. Hai
“vinto” un punto, ma hai perso la relazione.
Carnegie dice chiaramente: evita le discussioni come eviteresti i serpenti a sonagli. Quando
senti che stai per accendere uno scontro, rallenta. Ascolta. Cerca i punti di contatto. Non c’è
nulla da guadagnare a “vincere” una lite.
✦ Principio 1 — L’unico modo per guadagnare una discussione è evitarla. ✦
Capitolo 2
Come farsi sicuramente dei nemici — e come evitarlo
Non dire mai direttamente a qualcuno che ha torto
Theodore Roosevelt ammetteva di trovarsi dalla parte della ragione al massimo il 75% delle
volte. Carnegie chiede: e noi, miseri mortali, possiamo fare meglio di Roosevelt? Se siamo
onesti, spesso no.
Quando dici a qualcuno che ha torto — direttamente, senza mezzi termini — stai attaccando
la sua intelligenza, il suo orgoglio, il suo giudizio. La reazione naturale non è “hai ragione, mi
sono sbagliato” ma “mi stai attaccando — mi difendo.” Le persone non cambiano idea per forza.
La cambiano solo quando sentono che l’altra persona le rispetta.
La tecnica di Carnegie è sottile: invece di dire “ti sbagli”, usa formule come “Potrei
sbagliarmi, ma…” o “Esaminiamo questo punto insieme.” Questo non significa essere falsi —
significa essere strategici. Abbassa le difese dell’altro e apre uno spazio di dialogo reale.
Un avvocato aveva imparato a non contradire mai i giudici direttamente. Se pensava che un
giudice avesse torto su un punto di legge, non lo diceva mai apertamente: diceva che “alcune
autorità” avevano posizioni diverse, e portava le prove. Il risultato era che il giudice cambiava
posizione senza sentirsi sconfitto.
✦ Principio 2 — Rispettate le opinioni altrui. Non dite mai a una persona che ha torto.

Capitolo 3
Se avete torto, ammettetelo
Anticipare la critica ti disarma e ti guadagna rispetto
Carnegie stava passeggiando nel parco con il suo cane senza guinzaglio — una regola che la
guardia del parco aveva già richiamato. Un giorno si ritrovò di fronte alla stessa guardia.
Prima che potesse aprire bocca, Carnegie disse: “Guardia, mi ha colto in flagrante. Ho torto, non ho
scuse. Mi ha già avvertito.”* La guardia rimase sorpresa, poi rispose con gentilezza: *”Va bene, per
oggi lo lasci correre. Non c’è nessuno.”
Quando sei nel torto e lo ammetti rapidamente e sinceramente, togli all’altro ogni motivo di
attaccarti. L’altra persona si aspetta di dover lottare per difendere la sua posizione. Se invece
trovi dall’altra parte qualcuno che dice subito “hai ragione, ho sbagliato”, il combattimento non
ha più senso.
C’è qualcosa di profondamente disarmante nell’ammissione aperta di un errore. Guadagna
rispetto, chiude la discussione e spesso trasforma il critico in alleato. È controintuitivo, ma
funziona: autocriticarti prima che lo faccia l’altro ti dà il controllo della situazione.
✦ Principio 3 — Se avete torto, ammettetelo subito e con enfasi. ✦
Capitoli 4–5
Una goccia di miele e il segreto di Socrate
Inizia con un sì, mantieni il tono amichevole, costruisci consenso
Questi due capitoli condividono un’idea centrale: il modo in cui inizi una conversazione
determina tutto quello che segue.
La goccia di miele. Lincoln diceva: “Una goccia di miele prende più mosche di un barile di
Fiele.” Se vuoi convincere qualcuno, inizia mettendolo a proprio agio. Un tono aggressivo,
difensivo o polemico chiude immediatamente le porte. Un tono caldo e amichevole le apre. Non
è debolezza — è strategia.
Un direttore commerciale che aveva perso un cliente importante, invece di lamentarsi o
accusare, aprì la lettera dicendo quanto apprezzasse il rapporto che avevano costruito negli
anni e quanto fosse dispiaciuto che qualcosa non avesse funzionato. Poi chiedeva gentilmente di
poter discutere la situazione. Il cliente rispose e la relazione fu salvata.
Il segreto di Socrate. Socrate non contraddiceva mai nessuno. Faceva domande alle quali
l’interlocutore poteva rispondere solo con “sì”. Piano piano, attraverso questa serie di piccoli
accordi, guidava la persona verso la sua conclusione — che magari era l’opposto di quello con cui
aveva iniziato.
Il principio psicologico è chiaro: una serie di “sì” crea slancio positivo. La persona si trova già
in modalità accordo quando arriva al punto cruciale. Invece, ogni “no” all’inizio di una
conversazione è un muro che si alza — e i muri sono difficili da abbattere.
✦ Principio 4 — Cominciate in modo amichevole. Principio 5 — Fate rispondere subito
di sì. ✦
Capitoli 6–7
Lascia parlare gli altri e fai sembrare tue le loro idee
Chi parla meno, ottiene di più
Lascia parlare gli altri. Quando vogliamo persuadere qualcuno, l’istinto è parlare il più
possibile. Spiegare, argomentare, convincere. Carnegie dice il contrario: lascia che sia l’altro a
parlare. Le persone vogliono essere ascoltate, non istruite. Se hai un’idea brillante ma la
presenti come un monologo, l’altro si chiude. Se invece fai domande e lasci che sia lui a riempire
i silenzi, ottieni molto di più.
Un agente che doveva convincere un cliente scettico ad acquistare una nuova linea di
prodotti smise di parlare e cominciò a fare domande. Il cliente si sfogò sui suoi problemi, sulle sue
necessità, sulle sue paure. Alla fine, aveva convinto se stesso — l’agente aveva solo
ascoltato nel modo giusto.
Fai sembrare le tue idee venire dall’altro. Nessuno ama ricevere ordini o imposizioni —
neanche quando sono buone idee. Se vuoi che qualcuno adotti una tua idea, il modo più
efficace è presentarla in modo che l’altro la senta come sua. Fai delle domande che guidano il
ragionamento. Lascia che arrivi alle conclusioni da solo. Le idee che le persone scoprono da sole
le tengono molto più care di quelle che gli vengono dette dall’esterno.
✦ Principio 6 — Lasciate che siano gli altri a parlare. Principio 7 — Fate sì che le vostre
idee sembrino venire dall’altro. ✦
Capitoli 8–10
Comprendi, simpatizza, appella ai valori più alti
Le persone cambiano quando si sentono capite, non giudicate
Mettiti nei panni dell’altro. Ogni persona ha ragioni — spesso ottime, dal suo punto di vista
— per comportarsi come si comporta. Prima di giudicare, chiediti: perché questa persona fa o
pensa così? Se riesci davvero a vedere la situazione dal suo angolo, capiresti molte cose che
altrimenti ti sembrano irrazionali.
Carnegie suggerisce una frase potente: *”Non la biasimo affatto se la pensa così. Anzi, se fossi
nei suoi panni, probabilmente farei lo stesso.”* Non è arresa — è empatia. E l’empatia
abbassa le difese in modo immediato.
Simpatia genuina. Le persone hanno una sete profonda di simpatia. Vogliono che qualcuno
riconosca le loro difficoltà, i loro dolori, le loro frustrazioni. Se dai simpatia — vera, non di
facciata — ottieni in cambio una fiducia enorme.
Appella ai valori più alti. Carnegie ricorda che quasi tutti si vedono come persone oneste,
generose e giuste. Se vuoi che qualcuno faccia qualcosa, prova a fare appello alla sua
immagine migliore di sé. Non dire “fallo perché è conveniente per te” — dì “fallo perché è la cosa
giusta, e so che sei una persona di principio.” Le persone tendono a comportarsi in modo
coerente con come vogliono essere viste.
✦ Principio 8 — Cercate di vedere le cose dal punto di vista dell’altro. Principio 9 —
Siate comprensivi. Principio 10 — Fate appello ai sentimenti più nobili. ✦
PARTE QUARTA — ESSERE UN LEADER: COME FAR CAMBIARE OPINIONE SENZA OFFENDERE
Capitolo 1
Se devi criticare, inizia con un complimento
Il barbiere insapona la faccia prima di passare il rasoio
Calvin Coolidge, famoso per la sua riservatezza, disse un giorno a una sua segretaria: “Che
bel vestitino, sei sempre molto carina.” La segretaria si illuminò. Poi Coolidge aggiunse: “D’ora
in avanti fai un po’ più attenzione alla punteggiatura.”
La critica era passata in modo completamente diverso rispetto a come sarebbe passata
senza il complimento iniziale. Non perché Coolidge fosse più buono — ma perché aveva usato
una tecnica precisa: prima di dire qualcosa di difficile, apri con qualcosa di genuinamente
positivo.
Carnegie chiama questa tecnica “il barbiere che insapona la faccia prima di passare il
rasoio.” Il rasoio fa lo stesso taglio — ma con il sapone fa meno male. Il principio si applica a
qualsiasi situazione in cui devi dare un feedback critico: inizia con qualcosa di vero e positivo, poi
affronti il problema. La persona è molto più disponibile ad ascoltare.
✦ Principio 1 — Cominciate con lodi e apprezzamenti sinceri. ✦
Capitolo 2
Come criticare senza farsi odiare
Sostituisci il ‘ma’ con il ‘e’
Charles Schwab trovò alcuni operai che fumavano sotto un cartello “Vietato fumare”.
Avrebbe potuto indicare il cartello e rimproverarli. Invece si avvicinò, diede a ciascuno un sigaro
e disse: “Vi sarei grato se li fumaste fuori.”
Il risultato? Gli operai sapevano di aver violato una regola, ma non si erano sentiti umiliati. E
avrebbero fatto di tutto per Schwab in futuro.
Carnegie suggerisce un trucco linguistico semplice ma potente: elimina la parola “ma” dai
feedback. “Hai fatto un ottimo lavoro, ma…” — quel “ma” cancella tutto quello che hai detto prima.
Prova invece con “e”: “Hai fatto un ottimo lavoro, e penso che con un po’ più di attenzione
su questo punto potrebbe diventare eccellente.” Stessa informazione, impatto completamente
diverso. La critica diventa costruttiva invece che demotivante.
✦ Principio 2 — Mettete in evidenza gli errori in modo indiretto. ✦
Capitolo 3
Parla prima dei tuoi errori
Criticare è molto più facile da accettare quando vieni da pari
Carnegie doveva correggere sua nipote che aveva appena iniziato a lavorare come sua
segretaria. Invece di darle direttamente i suoi difetti, iniziò dicendo: “Josephine, hai fatto un
errore, ma non è peggio di quello che facevo io alla tua età. Ho sbagliato in mille modi. Col
tempo imparerai.”
Quando ammetti i tuoi errori prima di criticare quelli dell’altro, abbatti immediatamente il muro
difensivo. La persona non si sente più sotto attacco — si sente compresa. Non stai guardando
dall’alto, stai guardando da pari.
Questo vale anche in altri contesti: un manager che racconta le sue cadute passate ai nuovi
dipendenti crea un clima di fiducia molto più velocemente di uno che si mostra sempre
infallibile. L’imperfezione condivisa crea connessione.
✦ Principio 3 — Parlate prima dei vostri errori. ✦
Capitoli 4–6
Ordini, errori e lodi: come guidare senza urtare
Le domande sostituiscono gli ordini, le lodi sostituiscono le punizioni
Nessuno ama ricevere ordini. Owen Young, uno dei grandi uomini d’affari americani, non
dava mai ordini diretti. Invece di dire “Fai questo”, diceva *”Pensi che potrebbe funzionare se
facessimo così?” o “Cosa ne dici di questa idea?” Il risultato era lo stesso — ma la persona si
sentiva coinvolta, non comandata. E faceva il lavoro con molte più iniziativa e entusiasmo.
Salva la faccia degli altri. Quando la General Electric dovette rimuovere il geniale ingegnere
Steinmetz da un ruolo che non riusciva a coprire, non lo licenziarono né lo umiliarono.
Inventarono per lui un nuovo titolo — “Ingegnere consulente” — che non aveva precedenti in
azienda. Steinmetz era felice, l’azienda aveva risolto il suo problema, e nessuno aveva perso la
faccia. Spesso la differenza tra un dipendente motivato e uno risentito sta solo in come viene
comunicata una decisione.
Loda ogni miglioramento, anche piccolo. Pete Barlow, ammaestratore di cani, accarezzava
il cane ogni volta che faceva qualcosa di giusto — anche se era una cosa minima. Carnegie dice
che lo stesso vale con le persone. Non aspettare che raggiungano la perfezione prima di lodarle.
Riconosci ogni passo avanti, ogni progresso. Le persone si espandono in direzione di chi le
valorizza.
✦ Principi 4–5–6 — Fate domande invece di dare ordini. Permettete agli altri di salvare
la faccia. Lodate ogni minimo miglioramento. ✦
Capitoli 7–9
Reputazione, errori facili e il segreto finale
Dai una buona reputazione da mantenere e rendi ogni compito desiderabile
Dai una reputazione da mantenere. Henry Henke aveva un meccanico che lavorava
sempre peggio. Invece di rimproverarlo, lo chiamò e gli disse: *”Sei uno dei migliori meccanici
che abbia mai visto. Per questo mi preoccupa che ultimamente il tuo lavoro non sia all’altezza di
quello che so che puoi dare.”* Il meccanico ripartì più motivato che mai. Le persone tendono a
comportarsi in modo coerente con la reputazione che gli viene attribuita. Dagliene una buona —
e si impegneranno per meritarla.
Fai sembrare ogni errore facile da correggere. Un insegnante di danza aveva distrutto la
fiducia del protagonista dicendogli che era negato. Un’altra insegnante, con lo stesso livello, gli disse:
“Sei più avanti di quello che pensi. Con un po’ di pratica su questo punto diventerai bravissimo.” Stessa situazione — risultati opposti. Le persone affrontano le sfide con più
coraggio quando sanno che il problema è superabile.
Il segreto finale. L’ultimo principio del libro è anche il più sottile: fai sì che le persone siano
contente di fare quello che chiedi loro. Non obbligarle. Non convincerle con la logica. Mostra loro
come quello che chiedi serva ai loro obiettivi, alle loro ambizioni, alla loro identità. Woodrow
Wilson, che doveva mandare un diplomatico in Europa, non lo “nominò” — gli disse che aveva scelto
lui perché era l’unico abbastanza capace per un incarico così delicato. Il diplomatico accettò
con entusiasmo. Stessa richiesta, packaging completamente diverso.
✦ Principi 7–8–9 — Date una bella reputazione da mantenere. Fate sembrare facile da
correggere l’errore. Fate sì che l’altra persona sia felice di fare quello che chiedete. ✦

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